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Cosa sono i Green Bond?

I Green Bond sono obbligazioni emesse da governi e imprese per finanziare progetti relativi al clima o all’ambiente.

I Green Bond sono obbligazioni emesse da governi e imprese per finanziare progetti relativi al clima o all’ambiente.

Le “obbligazioni verdi”, o Green Bond, sono strumenti relativamente nuovi,  cresciuti in modo esponenziale dal 2007 a oggi. Sono obbligazioni, la cui emissione è legata a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni ecc.

Green Bond: da chi sono emessi?

I Green Bond inizialmente venivano emessi da istituzioni finanziarie sovranazionali, come la Banca mondiale o la Banca Europea. Ora possono  emetterli anche singole aziende, municipalità e agenzie statali.

Perché si sono sviluppati i Green Bond?

Lo sviluppo del mercato dei Green Bond, e quindi la sostenibilità, è dovuto principalmente a due fattori:

  1.  all’emissione delle obbligazioni green da parte delle grandi imprese dei paesi emergenti (in particolare Cina ed India);
  2. alla crescente attenzione delle istituzioni mondiali al tema della sostenibilità ambientale.

Sono i temi legati all’ambiente e all’inclusione finanziaria sotto la lente di ingrandimento; due temi centrali nell’agenda mondiale che trovano un forte impulso nelle linee guida definite all’interno dei Sustainable Development Goals dalle Nazioni Unite.

La comunità degli Stati, infatti, ha approvato l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals ) e i 169 sotto-obiettivi, i quali mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e allo sviluppo sociale ed economico. Inoltre, riprendono aspetti di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile, quali l’affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Che differenza c’è tra un Green Bond e una obbligazione?

Al momento non esiste uno standard globale per certificare come “verde” un determinato bond ma ci sono le linee guida elaborate dall’International Capital Market Association (ICMA)

I princìpi ICMA sono quattro:

1) devono essere legati ad uno specifico progetto da finanziare o rifinanziare;

2) i finanziamenti sono vincolati al progetto selezionato;

3) almeno una volta all’anno deve essere realizzata una rendicontazione sull’utilizzo dei proventi;

4) deve esserci sempre la cosiddetta “second opinion”, ovvero un revisore esterno che deve certificare documenti e obiettivi.

Lo standard europeo

Il Consiglio dell’Ue ha dato l’assenso alla proposta di uno standard europeo sui Green Bond, definita dalla Commissione nel luglio 2021.  La proposta ha istituito requisiti e una supervisione per le società che voglio emettere “European Green Bond” (“EuGB”). È stata fatta una proposta al Parlamento europeo per un testo finale della normativa.

La proposta va verso la creazione di unostandard gold”, per aziende e autorità pubbliche, che vogliono utilizzare i Green Bond per raccogliere capitali, mantenendo i requisiti di sostenibilità e proteggendo gli investitori dal greenwashing.

L’elemento fondamentale della proposta per i futuri Bond Eugb è quello di allocare tutti i capitali raccolti in progetti allineati con la Tassonomia europea , fornendo una completa trasparenza del processo, e permettendo il controllo della conformità con il regolamento da un revisore esterno supervisionato dall’Ue. 

E in Italia?

La Borsa Italiana riveste un ruolo attivo nel promuovere la definizione di standard informativi in grado di favorire lo sviluppo dei Green Bond. La Borsa fa parte della:

Sustainable Stock Exchanges Initiative sostenuta dalle Nazioni Unite con il fine di arrivare a una transizione verso un’economia a basso impatto ambientale;

– aderisce attraverso London Stock Exchange Group alla Climate Bonds Initiative;

è tra gli osservatori dei Green Bonds Principles dell’ICMA, International Capital Markets Association. 

La Borsa Italiana nel 2021/2022 si è impegnata a sensibilizzare gli emittenti a fornire informazioni sempre più precise e complete sulle loro politiche ESG, che hanno un ruolo sempre più rilevante. Inoltre, ha messo a disposizione del mercato una serie di strumenti per meglio identificare ed analizzare il mondo della finanza sostenibile, quali:

  1. indici ed analisi . La serie di indici FTSE Green Impact Bond fornisce una misura completa del mercato globale delle obbligazioni verdi in varie classi di attività e settori di credito;
  2. mercato dei Green Bond di Londra;
  3. Elenco degli strumenti green e/o social in negoziazione sui mercati MOT ed ExtraMOT.

In merito a quest’ultima iniziativa in particolare, a partire dal 13 marzo 2017, Borsa Italiana ha deciso di offrire agli investitori istituzionali e retail la possibilità di identificare gli strumenti i cui proventi vengono destinati al finanziamento di progetti con specifici benefici o impatti di natura ambientale (“Green Bonds”) e/o sociale (“Social Bonds”). 

L’identificazione passa attraverso la certificazione iniziale di un soggetto terzo indipendente e il rinnovo, almeno annuale, dell’informativa riguardante l’utilizzo stesso dei proventi.

Green bond: un mercato in forte ascesa

Nel 2021 ci sono stati 411 miliardi di emissioni, il 200% in più rispetto al 2020 quando il volume delle emissioni aveva raggiunto i 206 miliardi. E anche a livello di emittenti ci sono state molte novità con 213 promotori differenti e il 12,5% di emissioni che hanno interessato i paesi emergenti. Un recente report di S&P ha evidenziato come l’emissione globale di obbligazioni sostenibili dovrebbe superare i 1,5 trilioni di dollari nel 2022.

Dati Cerved Rating Agency sui mini green bond

I minibond sono di titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) emessi da società italiane non finanziarie, quotate o non quotate in Borsa, in virtù delle innovazioni normative introdotte dal 2012 in avanti.

In particolare ci riferiamo a emissioni da parte di società di capitale o cooperative aventi operatività propria (escludendo veicoli per acquisizioni, banche, assicurazioni e società finanziarie) di importo inferiore a € 50 milioni, non quotate su listini aperti agli investitori retail.

La ricerca di  Cerved Rating Agency (CRA) presentata durante l’evento “Private Debt Investor Forum 2021” stima il mercato potenziale dei minibond green pari a € 7,5 miliardi per il 2022 con oltre 794 potenziali nuovi emittenti appartenenti agli 8 settori maggiormente esposti alla transizione energetica: attività manifatturiere, fornitura di energia elettrica e gas, fornitura di acqua, costruzioni, trasporto e magazzinaggio, servizi di informazione e comunicazione, attività immobiliari e agricoltura.

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