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In viaggio verso il cloud. L’esperienza Cerved

Sempre più aziende guardano con favore i servizi “nella nuvola” come l'archiviazione, l'elaborazione o la trasmissione dei dati disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita

Cerved già da alcuni anni ha adottato un approccio ibrido verso il cloud. Da un lato ha previsto la progressiva adozione di servizi managed con un approccio SaaS ovvero Software as a Service, come ad esempio Workday e la suite M365. Dall’altro, alcuni dei servizi rivolti ai clienti sono stati implementati in cloud con un approccio IaaS, ovvero Infrastructure as a Service.

In quest’ultimo caso i driver che hanno guidato la scelta Cerved sono stati di tipo:

  1. legale, connessi all’integrazione di dati terzi che non potevano essere stoccati direttamente nei datacenter.
  2. prestazionale, legati alla richiesta di SLA che ci hanno dato la possibilità di optare per un’implementazione cloud native.

Forti dell’esperienza accumulata in questi anni Cerved ha maturato la consapevolezza che il Cloud, in un momento storico in cui i processi aziendali e le regole del business devono essere estremamente “agile” e “adaptive”, è in grado di rivoluzionare il modo in cui le aziende operano.

Cosa abilita infatti il cloud?

  • Flessibilità delle prestazioni, ovvero la possibilità di creare ambienti che possono essere gestiti in maniera dinamica, aggiungendo o togliendo risorse sulla base delle reali esigenze delle applicazioni e dei clienti finali. La business continuity è certamente più semplice da garantire con il cloud in termini di numerosità di datacenter disponibili sparsi nel mondo e di ridondanza delle risorse.
  • Stima predicibile e su misura dei costi di infrastruttura, un aspetto che elimina la necessità di acquistare con notevole anticipo le risorse necessarie per gestire le nuove applicazioni.
  • Automazione, in quantol’adozione del cloud abilita la possibilità di una gestione degli ambienti tramite tools spingendo inevitabilmente verso un approccio  IaaC ovvero Infrastructure as a Code. La gestione degli asset avviene quindi tramite codice con un processo del tutto analogo a quanto ormai da anni avviene nel mondo dello sviluppo software.
  • Minimizzazione del time to market, coerentemente con quanto esposto nei punti precedenti, la possibilità di “accendere” on demand in qualunque momento nuove risorse infrastrutturali e di gestirle in maniera automatizzata abbatte drasticamente la tempistica del ciclo di realizzazione di nuovi prodotti.
  • Aggiornamento costante degli asset, che riduce drasticamente il fenomeno dell’obsolescenza hardware e software i quali necessitano di gestioni on premises e continui investimenti ed effort dei team dedicati.
  • Migliore governance dei presidi di security in quanto tutti i maggiori cloud provider forniscono servizi dedicati alla security e alla raccolta centralizzata dei segnali di minaccia a cui si possono aggiungere i servizi di vendor specializzati in ambito cyber security.
  • Sostenibilità, in quanto oramai tutti i big player sono attenti al tema delle emissioni con importanti investimenti certamente non sostenibili da un’azienda il cui business non sia quello della realizzazione e gestione di datacenter di ultima generazione.
Il progetto di migrazione dei servizi Cerved: obiettivi e perimetro

Storicamente Cerved ha basato l’erogazione dei propri servizi tramite due Data Center situati a Padova e Mangone. Alla luce dell’esperienza fatta negli ultimi anni e per i vantaggi esposti che ne derivano, a metà del 2021 è partito il progetto di migrazione in Cloud dell’intera infrastruttura on premise. La strategia scelta da Cerved è il «Lift&Shift», che prevede la migrazione delle applicazioni verso un nuovo ambiente Cloud infrastrutturale (IaaS) nel suo stato as-is, mantenendo, al netto di piccole modifiche, sostanzialmente invariata la componente software. Questo perché non era ipotizzabile prevedere un refactoring applicativo preventivo visto l’enorme parco applicativo patrimonio di Cerved.

La possibilità di far partire questo progetto di migrazione ha avuto come fattore abilitante fondamentale l’apertura in Italia, a Milano, delle region di due cloud provider di riferimento: AWS (Amazon Web Services), che ha aperto ad Aprile del 2020, e presso il quale sono state migrate tutte le componenti applicative e i dati non legati al database. E poi Oracle, che ha aperto a metà dicembre del 2021 e dove è stato trasferito il database relazionale basato su tecnologia Exadata proprietaria della stessa Oracle.

Cerved ha deciso di migrare l’intero perimetro dell’infrastruttura e l’intero set di dati e nel farlo ha deciso di affidarsi direttamente ai servizi professionali di AWS, del partner certificato Claranet, e di seguire l’approccio agile. In particolare è stato perseguito l’Engagement Delivery Framework suddiviso in tre macro fasi: Assessment, Mobilize, Migrate. Nella prima fase di Assessment è stato censito l’intero perimetro degli asset gestiti nei datacenter, stimandone i costi annuali sostenuti negli ultimi anni in termini di investimenti, manutenzioni e licenze nella gestione on premises.  Questi costi sono poi stati paragonati con una stima di una gestione analoga sui due cloud provider prescelti, verificando la sostenibilità economica dell’intera iniziativa. Allo stesso tempo è stato stimato l’effort e quindi i costi del progetto di migrazione.

Nella seconda fase di Mobilize abbiamo individuato alcuni workload applicativi significativi ed iniziato la migrazione partendo dagli ambienti di sviluppo e di test. Questa fase ci ha aiutato a verificare le stime fatte nella fase iniziale, a fare formazione delle persone coinvolte nel progetto ed a sperimentare sul campo il processo di migrazione e le funzionalità effettive messe a disposizione dai cloud provider.

L’ultima fase, attualmente in corso, è l’effettiva migrazione massiva delle applicazioni e dei repository di dati. La roadmap prevede una migrazione completa e la conseguente dismissione totale dei nostri datacenter entro il terzo quarter del 2023.

Durante l’attuale fase di migrazione l’infrastruttura è ibrida e in affiancamento ai nostri dacenter on prem e prevede l’attivazione delle region in cloud con Aws ed Oracle; più precisamente nelle region di Milano per quanto concerne gli ambienti di staging e produzione, nelle region di Francoforte per quanto concerne gli ambienti di sviluppo, collaudo e Disaster Recovery. Per poter gestire questa fase di transizione è stata realizzata un’architettura di networking avvalendoci della collaborazione di Fastweb (provider di connettività internet e tra le varie sedi Cerved) e di Equinix, provider mondiale con datacenter sparsi in tutto il mondo.

Da qui al terzo quarter 2023, Cerved migrerà progressivamente l’infrastruttura accendendo i servizi in cloud, mantenendoli, per un periodo attivi in parallelo con quelli on premise. La configurazione a regime sarà quindi la seguente:

Cosa ci aspettiamo nell’immediato futuro?

Mentre il processo di migrazione andrà avanti, saranno approfonditi i temi dell’adozione del cloud. Da un lato saranno applicate le best practices suggerite da AWS nel proprio framework di Cloud Adoption iniziando a sfruttare a pieno le potenzialià dei nuovi ambienti, mentre dall’altro sarà estesa la conoscenza del mondo cloud al resto dell’azienda attraverso quello che AWS definisce il CCoE ovvero il Center Cloud of Excellence.  Il passaggio in cloud infatti non contempla solo aspetti puramente tecnologici, ma per poterne sfruttare a pieno le potenzialità occorre estendere conoscenza e formazione a tutte le aree aziendali.

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