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Mobile First Index? Dal 2022 Google posizionerà solo i siti con una versione mobile-friendly

Si avvia verso la conclusione il processo verso il Mobile First Indexing, che dà priorità nei posizionamenti ai siti provvisti di una versione adatta ai dispositivi mobili. Ecco alcune best practice per migliorare l’indicizzazione del proprio sito in versione mobile

I dati parlano di una tendenza in crescita da anni: ormai, il traffico web da mobile ha superato quello da desktop. Era la fine del 2016 quando, per la prima volta, StatCounter, sito web di analisi di traffico dati, certificò l’avvenuto sorpasso: il 51,3% del traffico web mondiale si connetteva ai siti internet tramite dispositivo mobile o tablet. Un divario che ha continuato ad allargarsi negli anni a seguire. Statista.com ha rilevato che, nel mondo, nel primo trimestre del 2021, i dispositivi mobili (esclusi i tablet) hanno generato il 54,8% del traffico web con un’impennata nell’agosto del 2021 al 57%: un trend che si è mantenuto superiore al 50% dall’inizio del 2017.

Nel 2022 indicizzazione con priorità alla versione mobile

Questo cambiamento nella fruizione dei contenuti web è stato seguito anche da Google attraverso il processo di transizione verso il Mobile First Indexing: iniziato ben quattro anni fa e che avrebbe dovuto concludersi, dopo qualche rinvio, a marzo 2021 ma che, a causa di ulteriori ritardi,dovrebbe vedere la luce nel 2022.

In sostanza, con il Mobile First Indexing, l’algoritmo, nel processo di crawling, prenderà in considerazione in prima battuta la versione mobile del sito per determinare il ranking in SERP. La versione desktop però non scomparirà del tutto: continuerà a essere valutata per l’indicizzazione del sito ma solo in assenza di quella mobile. Questa mancanza però porterà a una penalizzazione nel ranking. Quindi se un sito non è ottimizzato anche per i dispositivi mobili, si potrebbero riscontrare dei gravi problemi di SEO.

Le best practice da seguire

Per un sito internet diventa quindi obbligatorio disporre di una versione mobile. Ecco alcune best practice, pubblicate direttamente da Google, da utilizzare per meglio indicizzare il proprio sito col Mobile First Indexing:

  1. Assicurati che Googlebot possa accedere e visualizzare i contenuti e le risorse delle tue pagine per dispositivi mobili.
  2. Utilizza gli stessi meta tag robots sul sito per dispositivi mobili e in quello per desktop
  3. Evita il caricamento lento dei contenuti principali subito dopo l’interazione dell’utente;
  4. Consenti a Google di eseguire la scansione delle tue risorse: assicurati di non bloccare gli URL con l’istruzione disallow;
  5. Assicurati che i contenuti della versione per dispositivi mobili e di quella per desktop siano gli stessi;
  6. Sul sito per dispositivi mobili utilizza le stesse intestazioni chiare e significative presenti sul sito per desktop. Utilizza gli URL corretti nei dati strutturati. Assicurati che le versioni mobile e desktop contengano gli stessi dati strutturati. 
  7. Assicurati che i video e le immagini sul sito per dispositivi mobili rispettino le best practice su URL, formati supportati, testi alternativi etc. Se hai URL distinte fra desktop e mobile (m-dot): controlla i link hreflang e  assicurati che gli hreflang mobile reindirizzino a URL per dispositivi mobili, così come gli hreflang desktop devono reindirizzare a quelli della versione desktop.
  8. Controlla entrambe le versioni del tuo sito in Search Console.

Se vuoi approfondire l’argomento, leggi la guida sul sito per sviluppatori di Google: (https://developers.google.com/search/mobile-sites/mobile-first-indexing#googlebot-can-see-content)

La tendenza nella maggiore fruizione dei contenuti da mobile si è ormai consolidata da alcuni anni. E anche il nostro Paese ha seguito un trend identico. Un recente studio del Politecnico di Milano ha rilevato che ben il 41% degli utenti in Italia sono mobile only. Inoltre, il traffico dati da mobile ha registrato un aumento del 56% dal 2019 e che l’83% del tempo passato online viene fruito da smartphone e tablet, ovvero circa 77 ore al mese. C’è da scommetterci: questa tendenza non si invertirà nel prossimo futuro.