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Open banking: gli italiani scelgono ancora la banca

Principali risultati della Survey “Servizi Bancari e Pagamenti” condotta da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved

È passato più di un anno dall’avvio dell’era Open Banking che, grazie alla nuova normativa europea PSD2, ha permesso anche a operatori terzi di entrare nel mercato dei pagamenti. Eppure, quando si tratta di pagamenti e accesso ai dati del conto corrente, per gli italiani gli operatori più meritevoli di fiducia restano le banche.

È quanto emerge dalla Survey “Servizi Bancari e Pagamenti” condotto da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved: uno studio su un campione rappresentativo della popolazione italiana bancarizzata con l’obiettivo di testare l’interesse per le nuove offerte bancarie e di servizi di pagamento in ottica PSD2.

L’Open Banking, frutto della PSD2, consente di beneficiare di nuovi servizi anche da enti non bancari, previo il consenso a fornire agli stessi l’accesso alle informazioni del conto corrente; e lo studio di Cerved evidenzia che il 49% degli italiani ne è a conoscenza, mentre il 16% si è anche informato a riguardo.

Per gli italiani, le banche rimangono il fornitore più affidabile cui dare accesso ai dati del conto corrente: il 44,5% darebbe certamente loro l’accesso (solo il 10% non lo farebbe). Il consenso netto per gli istituti di credito è quindi positivo (+34,6%). Per tutti gli altri fornitori risulta, invece negativo: assicurazioni -8,4%; fornitori di luce e gas -27,3%; supermercati -43,2%; agenzie immobiliari -52,3%.

Per quanto riguarda i nuovi servizi resi possibili dall’Open Banking, il profilo del consumatore più interessato è: under 35, con un reddito familiare netto medio-alto (posizionato nelle fasce €35-50k o > €50K), bene istruito e residente in aree metropolitane.

Nello specifico dei nuovi servizi:

  • Monitoraggio periodico di investimenti e spese: il 78% si dice interessato a ricevere il monitoraggio periodico di investimenti e spese e tre quarti di questi non hanno problemi a consentire l’accesso alla banca ai conti correnti per poter ricevere il servizio. Per quasi uno su due (47,1%) il servizio perderebbe di appeal qualora al posto della banca ci fosse un ente terzo come fornitore.
  • Servizi finanziari ad hoc: l’attrattività del servizio in sé non è alta (solo per il 10% è elevata). Anche qui, però tre italiani su quattro sono disposti a consentire l’accesso alla banca a tutte le informazioni necessarie a fornire il servizio (conti correnti, carte di credito, investimenti, proprietà). Di questi, il 40,5% sarebbe meno interessato se il servizio non fosse offerto da una banca.
  • Proposta di beni e servizi acquistabili a condizioni favorevoli: il 72,6% sarebbe disposto a consentire l’accesso alla banca alle proprie informazioni patrimoniali. Di questi, il 58,4% non cambierebbe opinione se il servizio venisse offerto da un ente esterno alla banca.

La ricerca conferma anche la tendenza dei correntisti ad abbandonare la filiale, con l’81,7% che non vi si reca quasi mai per svolgere le operazioni di routine. Contro una media di circa il 60% di chi usa molto spesso o esclusivamente l’home banking e l’app della banca.

Sulle modalità di pagamento, infine, emerge che il 52,9% del campione usa molto spesso o sempre il contante nei negozi fisici; ma il 49% evita di pagare in contanti, quando è possibile. D’altra parte, la percentuale di chi ricorre molto spesso o sempre alle carte di debito/bancomat si attesta al 59,8% (35,8% per le carte di credito).

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