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Tutti i segreti del tuo bilancio. Scopri gli indici

Cosa valuta la banca quando chiedi un finanziamento? Scopri e calcola i principali indici di bilancio e comprendi il loro significato. Calcolali subito!

Quando chiedi un finanziamento, fornisci alla banca, oltre al bilancio, anche una analisi che mostra la redditività e la struttura finanziaria della tua impresa. Così faciliti la comprensione dei tuoi dati economico-finanziari.

Sono i due documenti principali che indicano alla banca il profilo economico-finanziario della tua impresa e contribuiscono a determinare il merito creditizio.

L’analisi di bilancio fotografa l’impresa, ma è una immagine con molti limiti. E’ statica, descrive il passato e talvolta può essere oggetto di politiche non chiare per un terzo lettore, come per esempio la scelta dei criteri riguardanti la valorizzazione del magazzino.

LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO D’ESERCIZIO

Il bilancio d’esercizio non assolve solo la funzione di misurare  gli utili e le perdite ma  fornisce anche informazioni utili al mercato e ai soci che il legislatore ha ritenuto a riguardo di prescrivere (art. 2423 c.c.).  E’ composto da:

  • lo Stato Patrimoniale (SP) che rappresenta in modo sintetico la composizione qualitativa e quantitativa del patrimonio della società al giorno della chiusura dell’esercizio;
  • il Conto Economico (CE) che espone il risultato economico dell’esercizio attraverso la rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri proventi conseguiti nell’esercizio;
  • la Nota Integrativa (NI) che spiega i criteri applicati nella valutazione dei valori di bilancio, le motivazioni dei risultati e dei criteri utilizzati per la redazione dello SP e del CE, in modo da facilitare la comprensione degli accadimenti aziendali.

I documenti descritti possono essere affiancati da una relazione degli amministratori indicante la situazione della società e l’andamento della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti.

Se operi con una micro o piccola impresa con una natura giuridica diversa dalla società di capitale e/o in settori particolari come ad esempio agricoltura, artigianato, servizi ecc., godi di un regime di contabilità semplificata.

In questo caso è comunque importante che, pur non avendo un obbligo di legge, tu disponga di un documento contabile che contenga più informazioni possibili affinché tu possa monitorare la tua situazione economico-finanziaria e facilitare la banca nella valutazione del merito di credito.

COSA TI DICONO I NUMERI

L’equilibrio finanziario

Equilibrio finanziario ed equilibrio economico, verificabili con l’analisi di bilancio, sono due componenti imprescindibili per rimanere sul mercato. Una delle principali cause di default dell’impresa è la mancanza di liquidità necessaria per proseguire la propria attività e onorare i propri debiti.

Il documento da cui partire per l’analisi di bilancio è lo Stato Patrimoniale che generalmente viene suddiviso in 5 macro categorie (art. 2424 del codice civile):

 Le attività sono composte dalle:

immobilizzazioni (beni che vengono utilizzati in azienda per più di un anno. Ad esempio: un macchinario, un impianto di produzione o un software. Questi beni rimangono all’interno dell’impresa per lunghi periodi);

attivo corrente o circolante (comprende gli elementi dell’attivo monetizzabili  in meno di dodici mesi. Si ottiene dalla somma delle seguenti voci: liquidità immediate, liquidità differite e disponibilità);

 le passività comprendono:

patrimonio netto (differenza tra le attività e passività dello stato patrimoniale di un’azienda.  E’ quindi costituito da tutte quelle fonti di finanziamento interne derivate dai soggetti che costituiscono l’azienda);

debiti a medio-lungo termine (debiti di durata superiore ai 12 mesi come mutui passivi, finanziamenti, debiti per TFR);

passività correnti (finanziamenti in atto a titolo di credito a breve termine. Si tratta di finanzianti attinti da fonti esterne, cioè di crediti concessi all’impresa da terzi).

Il Capitale Circolante Netto (CCN) è un margine di primaria importanza, poiché evidenzia il livello di equilibrio strutturale e finanziario di breve termine. Il CCN è costituito dalla differenza tra le attività correnti e le passività correnti, in altri termini da (rimanenze + liquidità immediate + crediti a breve termine) meno (debiti finanziari + debiti a breve termine). Il CCN esprime la misura in cui l’impresa è in grado di far fronte agli impegni assunti nel breve periodo con il realizzo delle attività a breve.

PATRIMONIO NETTO / TOTALE PASSIVO >25%

Un altro indice da prendere in considerazione è il rapporto tra patrimonio netto e il totale del passivo dello Stato Patrimoniale. Esso dovrebbe raggiungere almeno il 25%, vale a dire che per ogni 100 euro investiti nella tua impresa, almeno 25 dovrebbero essere finanziati direttamente da te. Più il rapporto scende al di sotto della soglia consigliata, più l’impresa risulta sottocapitalizzata e più si abbassa il tuo merito di credito.

In Italia, in genere, le piccole e medie imprese sono sottocapitalizzate, questo significa che prevalgono i debiti rispetto al capitale proprio. Per la banca, disporre di un limitato patrimonio significa scarsa affidabilità perché aumentando il numero dei debitori e la loro esposizione aumenta il rischio di insolvenza.

Se l’impresa non ha un patrimonio adeguato, la banca in genere può richiedere una o più garanzie a supporto della domanda di credito. Le garanzie possono provenire direttamente dal patrimonio dell’imprenditore oppure possono essere fornite da soggetti esterni.

Un altro indicatore per misurare l’equilibrio finanziario è il leverage o indice di indebitamento. Ci sono diversi modi per calcolarlo. Al numeratore puoi inserire tutti i tuoi debiti, oppure solo i debiti verso il sistema bancario (in questo caso misura il grado di indipendenza dalle banche), siano essi di breve o di medio termine o solo i debiti verso le banche a medio termine. In ogni caso al denominatore compare sempre lo stesso elemento: il patrimonio netto. Più l’indice cresce e più l’impresa è indebitata.

DEBITI A BREVE E M/L /PATRIMONIO NETTO <=4

L’indice di indebitamento evidenzia l’incidenza dei finanziamenti di terzi rispetto al totale degli investimenti aziendali. Il valore dipende da diversi fattori, tra cui l’attività economica che eserciti. Valori estremamente elevati soprattutto rispetto alla media di settore, possono segnalare anomalie strutturali dell’impresa ed un peso eccessivo degli oneri finanziari.

Quindi, l’indice deve essere letto congiuntamente con gli indicatori relativi agli oneri finanziari. Inoltre, se la tua impresa è in grado di produrre un buon cash flow e buoni margini operativi lordi (MOL), l’indice può essere inferiore a 4 grazie alla tua capacità di generare reddito e quindi di rimborsare il finanziamento.

Calcola anche il rapporto tra i debiti verso le banche e il fatturato. Un valore dell’esposizione bancaria complessiva (debiti a breve, compreso lo smobilizzo crediti, più debiti a medio termine) non superiore a un terzo del fatturato è da considerarsi ottimale. Tale soglia può essere superata se il debito è per la maggior parte costituito da smobilizzo crediti e l’impresa ha pochi insoluti, oppure se la redditività aziendale è molto elevata e quindi in grado di ripagare velocemente il debito.

DEBITI VERSO BANCHE A BREVE E M/L <1/3 DEL FATTURATO

Un valore particolarmente interessante è il Margine Operativo Lordo (MOL o EBITDA) che considera solo la gestione caratteristica dell’impresa e che si ottiene sottraendo al valore della produzione il costo della produzione, escludendo dal calcolo gli ammortamenti e le svalutazioni.

L’indice così calcolato non tiene conto degli oneri e proventi finanziari, dei costi e ricavi straordinari e delle imposte. Se sottrai dal MOL il valore degli ammortamenti, degli accantonamenti operativi e sommi il saldo di ricavi e oneri diversi ottieni il Margine Operativo Netto (MON o EBIT).

Guarda un esempio di calcolo del MOL e del MON

Se rapporti i debiti verso le banche a breve, medio e lungo termine e il MOL hai una indicazione di quanto l’indebitamento bancario incida sulla redditività della gestione caratteristica. I debiti verso le banche non dovrebbero superare 3 volte il MOL, altrimenti è probabile che possano mancare le risorse per rimborsare i prestiti.

DEBITI VERSO BANCHE A BREVE E M/L / MOL < =3

L’equilibrio finanziario di medio e lungo periodo lo puoi verificare anche rapportando il MOL agli oneri finanziari:

MOL/ONERI FINANZIARI <1

L’indice evidenzia il grado di assorbimento delle risorse economiche generate dalla gestione caratteristica da parte degli oneri finanziari. Un valore inferiore all’unità è sintomo di una tensione finanziaria.

 L’equilibrio economico

Equilibrio finanziario e equilibrio economico sono  correlati. I costi e i ricavi, infatti, sono misurati, rispettivamente, da uscite ed entrate finanziarie. Cosa significa valutare l’andamento economico del tuo business? Vuol dire calcolare l’ammontare dei costi e dei ricavi della tua attività e verificare che gli indici di redditività ad essi connessi forniscano dei risultati positivi.

Il MOL, già considerato in relazione alle voci dello Stato Patrimoniale, è uno dei più importanti indicatori perché misura la redditività della sola gestione caratteristica dell’impresa. Il rapporto tra MOL e fatturato indica il margine di guadagno per ogni unità di fatturato.

In questo caso, poiché la redditività è fortemente influenzata dal settore in cui operi, non esiste un valore ottimale in senso assoluto. E’ importante conoscere l’evoluzione della redditività nel tempo (analizzando i propri bilanci) e nello spazio (analizzando i bilanci dei propri concorrenti) per capire se è sufficientemente buona o se e come possa essere migliorata.

Puoi proseguire l’analisi economica della tua impresa attraverso il calcolo di altri indicatori di redditività come il ROE e il ROI che sono considerati tra i principali indici di bilancio utilizzati nel processo di valutazione del merito di credito da parte della banca.

Il ROE (Return on Equity) dice già molto a chi valuta il tuo merito di credito perché misura il rendimento del capitale proprio ed è dato dal rapporto tra l’utile netto d’esercizio e il capitale netto che hai conferito nella tua impresa.

ROE=UTILE D’ESERCIZIO/PATRIMONIO NETTO X100

Il ROE ti consente di valutare quanto rende il capitale proprio conferito nell’impresa ed eventualmente confrontarlo con investimenti alternativi. Per chi sta analizzando l’azienda esso rappresenta un indicatore immediato della redditività. Non esiste un valore fisiologico, in quanto questo varia molto in relazione al settore di riferimento. In termini generali, è auspicabile un valore positivo più elevato possibile.

Il ROI (Return On Investment) è un indice di redditività molto utilizzato che esprime, in termini percentuali, quanto rendono gli investimenti che hai fatto.

ROI = RISULTATO OPERATIVO (MON O EBITDA) / CAPITALE INVESTITO NELLA GESTIONE CARATTERISTICA X100

Come si fa a dire se un valore del ROI è da considerarsi un buon indice di redditività degli investimenti oppure no? Questa risposta dipende da una serie di fattori interni ed esterni. In ogni caso è utile il confronto con il valore medio di settore e una analisi del trend dell’indice nel tempo. In generale, è auspicabile un valore positivo più elevato possibile.

I tre indici che ti abbiamo indicato sono, di solito, sufficienti per fornire le informazioni necessarie per capire come la tua azienda è posizionata dal punto di vista economico. Un ultimo indicatore che ti consigliamo di tenere monitorato prima della richiesta di un finanziamento è il rapporto tra:

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA (PFN) – MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL)

Si possono avere 2 metodologie di calcolo della PFN:

  • PFN Sintetica: banche + altri finanziatori – disponibilità liquide;
  • PFN Allargata: (obbligazioni + obbligazioni convertibili + debiti verso soci per finanziamenti + debiti verso banche + debiti verso altri finanziatori + titoli di credito) – (disponibilità liquide + attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni).

L’indice PFN/MOL costituisce di fatto un indicatore importante perché mette in relazione l’indebitamento finanziario con la redditività e fornisce la principale indicazione sintetica della capacità del business di generare cassa.

IL CASH FLOW: LA CASSA NON MENTE MAI

Una volta fatta l’analisi di bilancio, ti sei reso conto di come sei posizionato rispetto ad una “situazione ottimale di equilibrio”. Ma c’è un’altra grandezza fondamentale nel processo di valutazione della banca che è il cash flow o “flusso di cassa”, importante a tal punto da poter condizionare il successo o il fallimento della tua richiesta di credito.

Il cash flow ti consente di valutare la capacità finanziaria e la redditività della tua impresa e mostra se le risorse disponibili sono sufficienti per autofinanziare la tua attività aziendale.

Vi sono diverse modalità e diversi livelli di approfondimento per arrivare all’effettiva variazione di cassa. Partendo dall’analisi del conto economico, si potrebbe pensare che l’utile netto coincida con la cassa. In realtà, nella determinazione dell’utile incidono delle voci di carattere non monetario che effettivamente non generano un’uscita di liquidità dall’azienda.

Basti pensare all’acquisto di un macchinario, in cui il pagamento avviene normalmente per intero nell’anno di acquisto, ma troviamo dei riflessi di questa operazione per diversi anni in conto economico, sotto la forma degli ammortamenti, che non rappresentano un’uscita di cassa (che è avvenuta tutta nell’anno di acquisto), ma un allineamento contabile.

Quindi per calcolare un primo indicatore di cash flow, che seppur nella sua semplicità ti dà un’indicazione sulla liquidità generata (o meno) dalla tua attività economica, si può partire dall’utile netto, a cui aggiungere tutti i costi che non danno luogo a effettivi esborsi monetari (ammortamenti, quota di Tfr, accantonamenti a riserve ordinarie e straordinarie, etc.). Si arriva così a capire che se il valore è positivo,  hai generato liquidità con la tua attività economica durante l’anno, mentre se negativo segnala che la gestione ha consumato maggiori risorse di quante ne siano entrate.

Il valore appena calcolato però non coincide con le disponibilità liquide effettive, in quanto abbiamo preso in considerazione solo quanto è registrato nel Conto Economico. Per esempio, se abbiamo emesso una fattura a fine anno e vi sono delle dilazioni di pagamento, non avremo un incasso immediato. Quindi, tempi e dilazioni di incasso e pagamento, investimenti, come finanzi la tua impresa, sono tutti fattori che incideranno sulla tua liquidità disponibile a fine anno.

Ecco perché è importante avere uno strumento che metta in relazione sia le voci di Conto Economico sia di Stato Patrimoniale e che renda più chiaro dove si genera e dove viene assorbita la liquidità aziendale: il rendiconto finanziario.

Il rendiconto finanziario

Il rendiconto finanziario ha lo scopo di presentare le variazioni dei flussi finanziari (entrate e uscite di disponibilità liquide e mezzi equivalenti) avvenute nel corso dell’esercizio, distinguendo tali flussi a seconda che derivino dall’attività operativa, di investimento e finanziaria.

Questo strumento ti consente di ottenere:

  • informazioni particolarmente complete sulla struttura finanziaria dell’impresa (compresa la sua liquidità e solvibilità). Infatti, in alcuni casi, le informazioni presentate nel rendiconto finanziario non sono ricavabili (o immediatamente ricavabili) dallo Stato Patrimoniale, dal Conto Economico o dalla Nota Integrativa;
  • informazioni aggiuntive che permettano di chiarire, da un punto di vista finanziario, le variazioni intervenute in alcune voci dello Stato Patrimoniale;
  • indicazioni significative circa l’ammontare, tempistica e incertezza dei futuri flussi finanziari.

 Schema di rendiconto finanziario

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