Il Conto Termico 3.0 è oggi uno degli incentivi più concreti per intervenire sui consumi termici delle imprese, incluse le società agricole e agro‑industriali. Contributi diretti, tempi rapidi e tecnologie mature lo rendono uno strumento strategico, spesso sottovalutato rispetto al fotovoltaico.
Una prima categoria riguarda gli interventi che riducono il fabbisogno energetico degli edifici, senza modificarne la destinazione d’uso. Si tratta di azioni mirate a contenere le dispersioni e migliorare la gestione dei consumi, particolarmente rilevanti per edifici produttivi e agricoli esistenti.
Rientrano in questo ambito interventi come l’isolamento termico di pareti e coperture, la sostituzione di chiusure trasparenti e infissi, l’installazione di schermature solari e l’adozione di sistemi di automazione e controllo degli impianti. Il principio sottostante è semplice: ridurre l’energia necessaria per mantenere operative le strutture, migliorando l’efficienza complessiva del sistema edificio‑impianto.
Questa tipologia di interventi è accessibile soprattutto a soggetti che operano su edifici del settore terziario o pubblico, secondo quanto previsto dalle Regole Applicative del GSE.
Il secondo ambito, centrale per il mondo agricolo e agro‑industriale, riguarda la sostituzione dei sistemi di produzione del calore con tecnologie più efficienti e alimentate da fonti rinnovabili.
Sono incentivati, ad esempio, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore elettriche o a gas, anche abbinate alla produzione di acqua calda sanitaria, sistemi ibridi, impianti alimentati da biomassa, solare termico e scaldacqua a pompa di calore. Rientrano in questa categoria anche gli allacciamenti a reti di teleriscaldamento efficiente e le soluzioni di microgenerazione da fonti rinnovabili.
In questa logica, l’obiettivo non è solo l’efficienza, ma la progressiva eliminazione delle fonti fossili dai processi termici, che rappresentano uno dei principali punti di debolezza energetica delle imprese agricole.
Il Conto Termico 3.0 si caratterizza per una platea di beneficiari molto ampia, ma regolata in modo puntuale in funzione della tipologia di soggetto e della destinazione d’uso dell’edificio.
Può accedere all’incentivo il soggetto che ha la disponibilità dell’edificio o dell’unità immobiliare su cui viene realizzato l’intervento. Non è quindi necessario essere proprietari: rientrano tra i soggetti ammessi (SA) anche titolari di diritti reali o personali di godimento, purché legittimati all’esecuzione dell’intervento.
Il soggetto che presenta la domanda assume il ruolo di soggetto responsabile (SR) e risponde della correttezza delle informazioni e della documentazione trasmessa al GSE.
Nel settore agricolo e agro‑industriale, l’energia elettrica è solo una parte del problema. Una quota rilevante dei costi energetici è legata al calore: riscaldamento di serre, allevamenti e capannoni, produzione di acqua calda sanitaria, essiccazione e processi di trasformazione. Sono consumi difficilmente comprimibili e spesso legati a impianti datati, con rendimenti bassi e costi crescenti.
Il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE, è lo strumento che incentiva in modo diretto la riqualificazione di questi sistemi. La misura, che si inserisce nel quadro normativo definito dal D.M. 07/08/2025 , sostiene la sostituzione di impianti termici esistenti con tecnologie più efficienti e alimentate da fonti rinnovabili. L’obiettivo non è solo ridurre i consumi, ma favorire un cambio strutturale nel modo in cui le imprese producono e utilizzano calore.
A distinguere il Conto Termico da altre misure di finanza agevolata è la modalità di incentivo. Non si tratta di una detrazione fiscale o di un credito d’imposta, ma di un contributo diretto in conto capitale. Questo aspetto ha un impatto immediato sulla sostenibilità finanziaria dell’intervento, perché riduce l’investimento iniziale e accorcia sensibilmente il tempo di ritorno economico, senza legare il beneficio alla capacità fiscale dell’impresa.
Il Conto Termico esprime il suo massimo potenziale nei contesti in cui il fabbisogno termico è continuo e strutturale. Nelle aziende agricole e agro‑industriali, il calore non è un consumo occasionale, ma una componente essenziale del ciclo produttivo.
Intervenire su questo fronte – attraverso pompe di calore, sistemi ibridi o altre soluzioni efficienti – consente di ridurre l’uso di combustibili fossili e di stabilizzare nel tempo i costi energetici.
Il Conto Termico 3.0 non va letto come un’alternativa agli investimenti sull’energia elettrica. Al contrario, può diventare un elemento chiave di integrazione con impianti fotovoltaici e soluzioni di autoconsumo.
Ridisegnare l’aspetto termico dell’azienda permette spesso di valorizzare meglio anche la produzione elettrica, costruendo un sistema energetico più coerente ed efficiente.
Il Conto Termico non premia interventi standardizzati o soluzioni “a catalogo”. La coerenza tra impianto, fabbisogni reali e utilizzo effettivo è un elemento centrale. Il GSE non si limita a verificare la correttezza formale della domanda, ma valuta la rispondenza dell’intervento rispetto all’attività svolta. Una progettazione superficiale o non calibrata sul contesto aziendale può ridurre l’incentivo o diventare un punto critico in fase di controllo.
Molte imprese tendono a considerare il Conto Termico come un incentivo secondario rispetto a misure più visibili come il fotovoltaico o i contributi PNRR. In realtà, quando inserito in una strategia energetica complessiva e gestito con metodo, rappresenta una delle leve più efficaci per intervenire su una delle principali aree di inefficienza energetica. Il suo valore non è solo economico, ma anche strategico, perché consente di affrontare in modo strutturale il tema del calore.
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