Si interrompe il percorso di leggero ma continuo miglioramento delle abitudini di pagamento delle imprese italiane e il terzo trimestre del 2025 registra una inversione di tendenza. Aumentano i ritardi nei pagamenti per tutte le classi dimensionali e per tutti i settori dell’economia; a livello territoriale l’incremento è presente in tutte le regioni ad eccezione di Basilicata e Trentino-Alto Adige. Nonostante il continuo calo dei giorni di pagamento concordati, aumentano i tempi medi di pagamento per le Microimprese e le Costruzioni.
Il confronto fra il terzo trimestre del 2025 e il periodo corrispondente del 2024 mostra un aumento dei ritardi di pagamento per tutte le classi dimensionali di impresa. Le Microimprese passano da 8,6 a 9,7 giorni, le Piccole da 6,8 a 7,5 giorni, le Medie da 7,3 a 7,6 giorni, mentre le Grandi da 9,3 a 10,4 giorni.
Tuttavia, a causa della contrazione dei termini concordati, il numero complessivo dei giorni di pagamento si riduce per le Piccole (da 58,6 a 57,8), le Medie (da 65,5 a 64,3) e le Grandi (da 74 a 73,7). Fanno eccezione le Microimprese che passano da 49,9 a 50,7 giorni.
Nel confronto fra identici periodi, i macro-comparti mostrano differenti tempi di pagamento. Tutti sono interessati da una tendenza generale di riduzione dei termini concordati, nel dettaglio: i Servizi mostrano i livelli più bassi passando da 48,3 a 47,7, l’Industria scende da 66,6 a 64,1, le Costruzioni da 62,3 a 62,2 e gli Altri settori da 54,4 a 50,1.
Tutti i macro-comparti riportano un aumento dei giorni di ritardo nel confronto fra terzo trimestre del 2025 e del 2024: i Servizi passano da 8,9 a 9,2 giorni, l’Industria da 6,1 a 7,3, le Costruzioni da 7,9 a 8,2 e gli Altri settori da 11,1 a 14,2.
L’industria mostra tempi di pagamento più elevati (71,4 giorni) dovuti ad un numero più alto di giorni concordati e alla presenza di imprese di maggiori dimensioni, seguono le Costruzioni (70,5), gli Altri settori (64,2) e i Servizi (56,9).
Nel terzo trimestre 2025, tutti i comparti registrano un aumento nei ritardi di pagamento.
Gli incrementi maggiori sono nell’Agricoltura con +4,3 giorni di ritardo e nel Sistema Moda con +2,6 giorni. Aumenti superiori a +1 giorno di ritardo per Elettrotecnica e Informatica, Carburanti e Utility, Largo Consumo, Sistema Casa ed Elettromeccanica.
In tutte le aree geografiche si rileva un aumento nei ritardi di pagamento: il Nord-Ovest passa da 7,5 a 7,8 giorni, il Nord-Est da 5,9 a 6,3, il Centro da 9 a 11 mentre il Sud e Isole incrementa da 12 a 13,1.
Il numero complessivo dei giorni di pagamento si riduce in tre aree geografiche: nel Nord-Ovest passano da 64,8 a 63,9, nel Nord-Est da 62,8 a 61,8 e nel Sud e Isole da 62,9 a 61,8. Nel Centro si rileva un aumento: da 62,2 a 63,2 giorni di pagamento.
Tutte le regioni vedono un aumento nei ritardi di pagamento, ad eccezione di Basilicata e Trentino-Alto Adige. La Sicilia passa da 15,4 a 16,8, il Lazio da 11,6 a 14,5, la Calabria da 13,7 a 13,8, la Sardegna da 13,3 a 13,5 e la Campania da 11,6 a 13,3.
Nel confronto con l’identico periodo del 2024, l’aumento maggiore si registra nel Lazio con più di 3 giorni di ritardo; seguono Campania, Sicilia, Umbria, Toscana e Abruzzo con Incrementi superiori ad 1 giorno.
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