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31 marzo 2026

ChatGPT consiglia prodotti usando Google Shopping

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Abbiamo letto con attenzione un esperimento pubblicato da Semrush che ha cambiato il modo in cui guardiamo all'ottimizzazione per l'AI shopping. Vale la pena condividerlo, perché le implicazioni pratiche sono immediate.

L'esperimento in breve

Semrush ha analizzato 100 prompt su ChatGPT chiedendo raccomandazioni di prodotto e ha monitorato le query che il modello esegue in background per costruire le risposte.

Quello che hanno scoperto ribalta un'assunzione comune: ChatGPT non si limita a fare ricerche generali su Google per selezionare i prodotti da mostrare nel carousel. Esegue un secondo livello di query, nascosto e codificato, direttamente su Google Shopping.

Il dato chiave: nel 75% dei casi, il prodotto in cima al carousel di ChatGPT era già tra i primi tre risultati di Google Shopping per quella stessa query. E la corrispondenza non era approssimativa: retailer, titolo e prezzo coincidevano esattamente.


Perché questo cambia la prospettiva?

Fino ad oggi, molte aziende hanno trattato la visibilità su ChatGPT come un problema separato da risolvere in futuro, magari con strategie dedicate.

Questo esperimento suggerisce che, almeno per l'ecommerce, il problema è già risolvibile oggi, con strumenti che molti hanno già in mano.

ChatGPT si appoggia all'ecosistema di Google Shopping perché è semplicemente il più ricco disponibile: dati strutturati, prezzi in tempo reale, recensioni, disponibilità. È un database di prodotto che nessun altro ha ancora replicato a quella scala.

Di conseguenza, chi lavora bene su Google Shopping oggi sta già costruendo la propria visibilità su ChatGPT, anche senza saperlo.


Che cosa fare concretamente, quindi?

Se gestisci campagne Shopping o supervisioni la strategia ecommerce di un brand, questi sono i punti su cui concentrarsi.

  1. Feed prima di tutto. Il feed prodotto è il fondamento. Titoli chiari e descrittivi, attributi completi, immagini di qualità, prezzi aggiornati in tempo reale. Un feed trascurato penalizza sia le performance su Google che la visibilità su ChatGPT.
  2. Ranking su Google Shopping. Posizionarsi bene non è solo una questione di budget. Qualità del feed, pertinenza della scheda prodotto, recensioni e competitive pricing contano quanto le offerte. Ottimizzare per i primi tre risultati di Google Shopping significa ottimizzare anche per il carousel di ChatGPT.
  3. Dati strutturati sul sito. Le pagine prodotto devono essere leggibili dai crawler: schema markup aggiornato, prezzi e disponibilità corretti, breadcrumb chiari. Questo alimenta sia il Merchant Center che la comprensione da parte dei modelli AI.
  4. Monitorare la presenza nel carousel. Esistono strumenti che permettono già di tracciare come e quando i propri prodotti appaiono nelle risposte AI.


Guardando avanti

Lavorare sul feed è sempre stato fondamentale per chi avesse un e-commerce; ora lo è ancora più.

Chi ha un feed ottimizzato e ranking solidi su Google Shopping parte avvantaggiato anche nella corsa all'AI visibility.

Infine, la domanda che ci facciamo, e che suggeriamo di farsi, non è "come ottimizziamo per ChatGPT?" ma "il nostro feed è all'altezza di quello che i modelli AI si aspettano di trovare?"

Spesso la risposta è no, e il problema è più vecchio dell'AI.


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