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23 ottobre 2026

Pasta: un settore che continua a crescere guardando oltre confine

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Con 9,4 miliardi di euro di ricavi tra le 844 società di capitale analizzate e il 55,8% del fatturato generato all'estero, il settore della pasta si conferma uno dei comparti più internazionalizzati dell'agroalimentare italiano.

Un settore maturo che continua a trovare nella domanda internazionale un importante driver di sviluppo.

La filiera conta 4.532 imprese e oltre 30 mila addetti. Oltre il 60% della produzione nazionale è destinato all'export, con Germania, Stati Uniti, Francia e Regno Unito tra i principali mercati di sbocco. Paesi Bassi, Spagna, Canada e Giappone si distinguono invece per le dinamiche di crescita più interessanti.

Il comparto può contare su una struttura produttiva più robusta della media italiana. Le microimprese rappresentano il 59,2% del settore, contro il 78,3% rilevato a livello nazionale, mentre il peso delle grandi imprese è significativamente superiore. Pur in un mercato maturo, la natalità imprenditoriale resta positiva, segnale di un tessuto produttivo ancora dinamico.

Anche la domanda si sta evolvendo. Sul mercato interno cresce l'attenzione verso prodotti premium e segmenti innovativi, mentre i marchi italiani continuano a beneficiare di una rilevanza superiore alla media nazionale. Un elemento che contribuisce a sostenere il posizionamento delle imprese e la loro capacità di difendere valore e margini.

Negli ultimi anni è inoltre proseguito un percorso di consolidamento: tra il 2023 e il 2025 il numero di imprese si è ridotto, mentre gli addetti sono aumentati. Un'evoluzione che suggerisce una progressiva concentrazione verso operatori più organizzati e più solidi. Le prime dieci imprese concentrano oggi il 92,5% dei ricavi complessivi del comparto.

Sul piano economico-finanziario, la redditività si mantiene in linea con la media italiana e il profilo di rischio appare complessivamente equilibrato. Il Cerved Group Score evidenzia però un'ampia quota di imprese nell'area di vulnerabilità, indicando nel rafforzamento patrimoniale una delle principali leve di miglioramento del settore.

Le prospettive restano favorevoli, con ricavi attesi in crescita del 6% tra il 2025 e il 2027. A cambiare è soprattutto il contesto competitivo: negli ultimi anni Paesi come Turchia, Egitto e Nigeria hanno aumentato significativamente la propria capacità produttiva, riducendo progressivamente il vantaggio dei produttori storici.