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  • 26 settembre 2022
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Siamo alla fine dell’era dei Big Data?

Come si sono evolute queste tecnologie e dove stanno andando: racconto in 3 puntate.

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#capitolo1 – Genesi dei Big Data 

Non si sono dubbi. Il decennio tecnologico tra il 2010 e il 2020 è stato sicuramente caratterizzato dall’esplosione su scala mondiale del fenomeno dei Big Data. La mole di dati generati in tale lasso di tempo si è rivelata infinitamente superiore a quella creata nei millenni precedenti. 

In realtà le origini del termine Big Data risalgono a inizio anni 2000. Doug Laney, in un report del 2001, lo definì un modello di crescita tridimensionale basato sulle 3V. Laney quale colse per primo il trend che avrebbe caratterizzato gli anni successivi: una crescita esponenziale dei dati in termini di volumi, velocità di generazione e varietà. 

Un andamento stimato del volume di exabytes generati dalle web company (fonte wikipedia) 

I dati – Il nuovo petrolio 

Già nel 2006, il matematico britannico Clive Hamby coniò per primo la frase “Data is the new oil” che avrebbe caratterizzato gli anni successivi. Quello che è avvenuto con l’esplosione della web economy è probabilmente sintetizzabile in due trend: 

  • La digitalizzazione dei processi e le interazioni web hanno generato in poco tempo una quantità di dati e informazioni superiore a quella che l’uomo ha generato dall’inizio della rivoluzione industriale 
  • La crescita della consapevolezza che questi dati non sono fini a sé stessi, ma al loro interno possono nascondere un elevato valore, in grado di fornire informazioni per prendere decisioni e guidare verso lo sviluppo di nuovo valore. 

Da qui la definizione che i dati sono il nuovo petrolio. Di fatto sono una nuova materia prima che abbiamo sotto casa da anni ma di cui non sapevamo cosa farci; e che adesso, una volta imparato ed estrarli, possono diventare nuovi prodotti, possono creare nuova economia, possono accrescere ricchezza globale. 

Le 3V – Volume, Varietà e Veridicità 

La crescita delle 3V sui dati, volume, varietà e veridicità ha però posto sin da subito importantissimi temi tecnologici. Le tecnologie di gestione dei dati affermati e imperanti a inizio degli anni 2000 erano sostanzialmente basati su modelli e approcci che trovavano la loro genesi negli anni ‘60 e ’70. I database relazionali con cui venivano raccolti, immagazzinati, interrogati e gestiti i dati negli anni 2000 erano tecnologie pensate per risolvere problemi definiti oltre 30 anni prima. Però la tipologia di dati, la finalità dell’uso, la velocità di generazione, oltre che ovviamente i volumi, erano notevolmente diversi. Basti pensare che il linguaggio SQL è del 1974. 

Risultato: sin da subito i database relazionali hanno mostrato limiti strutturali nella gestione dei Big Data, con una corsa dei vari operatori di mercato a creare sistemi complessi di clustering, di data warehousing, ecc.. Ma la storia ci ha insegnato che quando avvengono fenomeni a crescita esponenziali, occorre cambiare paradigma di pensiero. Ed è quello che è successo anche nel mondo dei dati. Con la nascita del fenomeno dei sistemi NoSQL che rivoluzionato i dati lo scorso decennio.

Nel prossimo capitolo analizzeremo proprio questo aspetto.

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