Codici ATECO 2022, tutte le novità per categorie e settori

Con il messaggio 7 aprile 2022, n. 1560 l’INPS illustra le principali modifiche dell’ISTAT riguardanti le attività economiche ATECO 2007, a cui è seguita l’implementazione della procedura “Iscrizione e variazione azienda”.

Il processo di revisione dei codici Ateco è iniziato il 19/10/2020 ed è proseguito anche nel corso del 2021. La nuova classificazione può essere adottata a decorrere dal 1° aprile 2022.

L’importanza dei codici ATECO è tornata alla ribalta in coincidenza dell’entrata in vigore prima degli studi di settore e poi degli indici di affidabilità fiscale, ma soprattutto in occasione dei provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria emanati nel corso del 2021.
E’ possibile sul sito ISTAT, inserendo la descrizione dell’attività, ottenere il relativo codice

Le modifiche riguardano principalmente:

La nuova classificazione ATECO 2007 è valida anche per le comunicazioni e le dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate.

Cosa sono i codici ATECO

I codici ATECO sono una classificazione delle attività economiche adottata dall’ISTAT per le rilevazioni nazionali di carattere economico. A livello europeo si parla di codici NACE che è l’abbreviazione di “classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee”, ed è un sistema di classificazione generale utilizzato per sistematizzare ed uniformare le definizioni delle attività economico/industriali negli Stati facenti parte dell’Unione europea.

La classificazione ATECO delle attività economiche viene periodicamente aggiornata e modificata e l’approvazione del nuovo elenco dei codici ATECO viene effettuata dall’ISTAT in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio ed altri Enti quali Ministeri ed associazioni imprenditoriali di riferimento.

A cosa servono i codici ATECO

Per l’Agenzia delle Entrate il codice ATECO serve per identificare il campo di attività della partita IVA; per le Camere di Commercio serve definire l’attività delle imprese.

Ad esempio, il Codice Ateco serve:

Chi attribuisce i codici ATECO

Il sistema di codifica centralizzato delle Camere di Commercio, basato su un’analisi delle informazioni descrittive dell’attività dichiarata dalle imprese, è stato progressivamente sostituito da un processo automatico di acquisizione dei codici ATECO dagli archivi dell’Agenzia delle Entrate.

In entrambi i casi, le visure riportano l’informazione della modalità di attribuzione e della fonte dei codici Ateco.

Il codice ATECO viene fornito dalla Camera di Commercio nel momento in cui viene aperta una nuova attività per determinare la categoria di appartenenza dell’attività stessa ai fini fiscali, contributivi e statistici. Se un’azienda svolge diverse attività economiche avrà un codice ATECO primario relativo all’attività che contribuisce in percentuale maggiore al valore aggiunto dell’unità e poi dei codici ATECO secondari.

Come trovare il proprio codice ATECO

Per trovare il codice ATECO della propria attività economica è possibile seguire diverse strade:

Come si legge il codice ATECO

L’acronimo ATECO sta per ATtività ECOnomiche. I codici sono una combinazione alfa numerica in cui lettere e numeri hanno un valore differente:

A ciascun codice ATECO è stata attribuita una fascia di rischio. per individuare la classe di rischio della propria attività (basso, medio, alto) in termini di sicurezza del lavoro (INAIL), anche allo scopo di definire le corrette misure di sicurezza, prevenzione, formazione e protezione dei lavoratori sul lavoro;

Categorie ATECO

Attualmente sono 17 le categorie ATECO:

A Agricoltura, allevamento bestiame, caccia e silvicoltura;

B Pesca e allevamento pesci;

C Estrazione di minerali (industria mineraria);

D Produzione/fabbricazione;

E Approvvigionamento di elettricità, gas ed acqua;

F Costruzioni;

G Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di veicoli, motocicli e beni personali/della casa;

H Hotel, ristoranti e bar;

I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni;

J Intermediazione finanziaria;

K Attività relative ai beni immobili, affitti, intermediazioni e consulenze;

L Pubblica Amministrazione, difesa, sicurezza sociale obbligatoria;

M Educazione;

N Sanità e servizi sociali;

O Altre attività sociali, personali e di comunità;

P Attività domestiche;

Q Attività di enti e organizzazioni non territoriali.

Queste categorie vengono poi meglio specificate ed estese dalle sottocategorie. Ad esempio, la categoria D (produzione/fabbricazione) viene estesa dalle sottocategorie:

DA Produzione di cibo, bevande e tabacco;

DB Produzione materiali e prodotti tessili;

DC Produzione cuoio, etc.

Elenco delle sezioni ATECO interessate dalle modifiche 2022

Sezione A 

Divisione 01: Aggiornamento delle note introduttive alla divisione 01 della sezione A (già oggetto di cambiamento nell’aggiornamento al 2021) che prevede l’aggiunta della dicitura “Sono considerate coltivazioni ottenute con tecniche convenzionali anche quelle dove la pianta sia allevata in contenitori e non a terra”. La modifica riguarda solo le note esplicative.

Sezione C

Classe 10.89: aggiornamento delle note di inclusione al codice 10.89.09 prevedendo l’aggiunta dell’attività di produzione di semilavorati ad uso di gelaterie e pasticcerie; la modifica riguarda solo le note esplicative per cui non vi è alcun impatto sulla struttura della classificazione. L’attività in oggetto era già classificata nel codice 10.89.09 ma non esplicitata

Classe 16.23: istituzione di un nuovo codice ATECO dedicato alla fabbricazione di stand e altre strutture simili per convegni e fiere prevalentemente in legno (ATECO 16.23.21). 

La creazione di un nuovo codice per la fabbricazione di stand e altre strutture simili per convegni e fiere prevalentemente in legno determina una riorganizzazione oltre che per il titolo, delle sottocategorie all’interno della categoria ATECO 16.23.2 dal momento che il codice 16.23.20 viene sostituito dai codici 16.23.21 e 16.23.22.

Classe 24.33creazione del codice ATECO 24.33.03 dedicato all’attività di presagomatura dell’acciaio per cemento armato con relativa nota esplicativa, precedentemente inclusa, anche se non esplicitata direttamente, nella categoria 24.33.0 all’interno della sottocategoria 24.33.02.

Classe 27.40: creazione del codice ATECO 27.40.02 dedicato all’attività di fabbricazione di luminarie per feste; l’attività è stata scorporata dal codice ATECO 27.40.09 dove era precedentemente classificata. Si nota che l’attività di installazione di luminarie per feste è stata invece esplicitata nel nuovo codice 43.21.04, mentre l’attività di noleggio in una nuova nota del codice ATECO 77.39.94. 

Sezione F 

Classe 43.21: creazione del codice ATECO 43.21.04 dedicato all’attività di installazione di insegne elettriche e impianti luce (inclusa l’installazione di luminarie per feste).

Si sottolinea lo spostamento delle attività di installazione di insegne elettriche e installazione di impianti luci e audio per manifestazioni precedentemente incluse nel codice 43.29.09 e l’inserimento della nuova nota relativa alle attività di installazioni elettriche specializzate per stand espositivi. 

Classe 43.29: aggiornamento dei contenuti del codice ATECO 43.29.09 con l’esplicitazione dell’attività di installazione di linee vita. Si sottolinea, inoltre, lo spostamento delle attività di installazione di insegne elettriche e di installazione di impianti luci e audio per manifestazioni dalla sottocategoria 43.29.09 al nuovo codice 43.21.04 

Sezione G 

Classe 45.20: modifica del termine “auto” in quello più inclusivo “autoveicoli” all’interno del codice ATECO già esistente 45.20.91. 

Categoria 46.18.3: inserimento di una nota di esclusione dalla sottocategoria 46.18.31 relativa all’attività di informazione scientifica di farmaci da classificarsi invece all’interno della sottocategoria 74.90.99.

Classe 46.90: eliminazione della nota di esclusione attualmente presente nella classe 46.90 relativa all’attività di “commercio all’ingrosso di armi, sistemi d’arma e munizioni per uso militare, cfr. 46.69”.

Sezione I 

Classe 55.20: creazione del codice ATECO 55.20.53 al fine di classificare correttamente le attività di alloggio connesse alle aziende ittiche. Al fine di garantire la massima coerenza, anche il titolo del codice di categoria ATECO 55.20.5 è stato aggiornato.

Classe 56.10:  creazione del codice ATECO 56.10.13 al fine di classificare correttamente le attività di ristorazione connesse alle aziende ittiche. Al fine di garantire la massima coerenza, anche il titolo del codice di categoria ATECO 56.10.1 è stato aggiornato.

Sezione K 

Classe 66.19: modifica del termine “promotori finanziari” in “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede” nella categoria 66.19.2 

Sezione M

Classe 69.20: riorganizzazione delle sottocategorie all’interno della categoria ATECO 69.20.1. In particolare, è stato modificato il contenuto del codice ATECO 69.20.11 che ora è riservato ai servizi forniti da commercialisti ed è stato modificato il contenuto del codice ATECO 69.20.12 che ora è dedicato ai servizi forniti dagli esperti contabili.

L’impatto sulla struttura è rilevante e la tabella di corrispondenza che ne deriva è di tipo n:m ossia il contenuto di ogni “nuovo” codice deriva dai contenuti di entrambi i codici precedenti 

Classe 71.20: creazione del nuovo codice ATECO 71.20.23 dedicato all’attività di revisione periodica a norma di legge dell’idoneità alla circolazione degli autoveicoli e motoveicoli; l’attività era precedentemente incorporata nel codice 71.20.21. 

Classe 73.11: inserimento dell’attività di “ideazione di stand ed altre strutture e spazi espositivi” al posto di “creazione di stand ed altre strutture e spazi espositivi” all’interno delle note di inclusione al codice 73.11.01 ed esplicitazione dell’attività di lancio di film e prodotti audiovisivi all’interno del codice ATECO 73.11.02. Non si rileva alcun impatto sulla struttura della classificazione. 

Classe 74.90: la classe 74.90 ha subito due profonde ristrutturazioni.

– La prima ha previsto una riorganizzazione della categoria 74.90.1 con la creazione di due nuovi codici ATECO 74.90.13 e 74.90.14 rispettivamente dedicati alle attività di consulenza fornite da periti agrari e le attività di consulenza fornite da altri economisti specializzati in agricoltura. Queste attività erano prima contenute nel codice ATECO 74.90.12 che adesso mantiene solo le attività di consulenza fornite da agrotecnici.

-Il secondo cambiamento riguarda invece la creazione del nuovo codice di categoria 74.90.3 dedicato alle attività di consulenza ambientale e di risparmio energetico e la creazione di tre codici di sottocategoria per le seguenti attività precedentemente incluse nel codice 74.90.93:

-attività di consulenza in materia di prevenzione e riduzione dell’inquinamento di aria, acqua e suolo; consulenza in materia di gestione dei rifiuti (ATECO 74.90.31);

– attività di consulenza in materia di gestione delle risorse energetiche, energie rinnovabili e efficienza energetica (ATECO 74.90.32);

– attività di consulenza in materia di gestione delle risorse idriche, minerali e altre risorse naturali usate per finalità diverse da quella energetica (ATECO 74.90.33).

SI nota anche l’inserimento di una nuova nota di inclusione nel codice di sottocategoria ATECO 74.90.99 dedicato all’attività di informazione scientifica di prodotti farmaceutici (ad esempio, farmaci).

Sezione N 

Classe 77.39: esplicitazione dell’attività di noleggio di luminarie per feste all’interno del codice ATECO 77.39.94. 

Sezione R 

Classe 90.01: inserimento di una nota di inclusione all’interno del codice di sottocategoria ATECO 90.01.01 relativo all’attività svolta dagli artisti del teatro di figura e contestuale inserimento di una nota di esclusione relativa alla gestione di teatrini mobili di burattini. 

Classe 92.00: esplicitazione delle attività delle sale slot e delle sale videolottery all’interno del codice ATECO 92.00.02.

Gruppo 93.2: creazione del nuovo codice ATECO 93.21.01 per le attività di gestione di parchi di divertimento, tematici e acquatici, nei quali sono in genere previsti spettacoli, esibizioni e servizi.

Creazione di un nuovo codice ATECO 93.21.02 dedicato alla gestione di attrazioni e attività di spettacolo in forma itinerante (giostre) o di attività dello spettacolo viaggiante svolte con attrezzature smontabili, in spazi pubblici e privati e predisposizione delle relative note di inclusione.

Modifica del titolo e delle note di inclusione al codice ATECO già esistente 93.29.30; modifica dei contenuti della sottocategoria residuale 93.29.90. 

Sezione S 

Classe 96.01: creazione di un codice di un nuovo codice di categoria ATECO 96.01.3 per le attività svolte dalle lavanderie selfservice e relativo codice di sottocategoria 96.01.30; l’inserimento dei nuovi codici ha comportato una ristrutturazione delle categorie della classe 96.01. 

Sezione T 

Classe 97.00: creazione di un nuovo codice ATECO 97.00.02 per l’attività di condomini; l’inserimento del nuovo codice ha comportato una ristrutturazione della categoria 97.00.0

I contribuenti possono verificare i codici ATECO collegati alla propria posizione fiscale e registrati in Anagrafe Tributaria accedendo all’area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate.

Come coprire le esigenze di Business Information?

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Valutare il proprio bilancio: un must per presentarsi al meglio

Valutare il proprio bilancio e conoscere in anteprima la propria reputazione agli occhi degli enti creditizi è importante per migliorare la propria affidabilità e proporsi in modo più efficace. Per presentare la propria azienda sul mercato in maniera vantaggiosa bisogna partire, infatti, da come le banche la vedano.

Quando valutare il proprio bilancio diventa sinonimo di sostenibilità

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La soluzione Cerved

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Per chi è indicata Autodiagnosi Cerved?

Autodiagnosi Cerved è indicata per chiunque voglia depositare un bilancio. L’analisi consente, infatti, di ottenere una riclassificazione immediata che mette in risalto i punti di forza del proprio bilancio. Il risultato? Aiutare a presentare la propria veste migliore agli enti creditizi.

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Crossmedia Advertising: tante leve a servizio della Brand Awareness

Il Crossmedia Advertising è l’insieme di attività pubblicitarie, online e offline, che fa leva su mezzi digitali per diffondere la notorietà di un brand. Siamo nella parte alta del funnel di conversione, quella in cui i potenziali clienti entrano per la prima volta in contatto con un’offerta o un prodotto. Per questo motivo è utile presidiare questi mezzi e farlo nel modo più accurato possibile.

È essenziale, infatti, rivolgersi a player affidabili, che garantiscano ambienti di pianificazione Brand Safe e che rispettino le normative vigenti in ambito di gestione e trattamento dei dati.

Awareness e Reputation

Quando si parla di Brand, è facile imbattersi in due dei termini più inflazionati in materia pubblicitaria. Si tratta di due concetti tanto alti, quanto imprescindibili: la notorietà e la reputazione. Intuitivamente, la notorietà è il grado di conoscenza di un determinato marchio; la reputazione, invece, è la considerazione che gli utenti hanno di quel marchio. Su questi due concetti si basano le fondamenta del marketing e dell’advertising.

Gli strumenti Crossmediali

I mezzi di comunicazione che ricadono in quest’ambito, sono fortemente orientati ad accrescere Awareness e Reputation del brand. I principali strumenti che rendono completa questa proposizione pubblicitaria sono quattro:

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli strumenti, è importante definire il significato di DMP (data management platform).

La DMP traccia, previo consenso dell’utente, alcuni dati socio-demografici (sesso, età, geo, etc.) e comportamentali (interessi, intent, etc.). Questo consente di pianificare campagne pubblicitarie su cluster di utenti specifici, così da aumentare il tasso di engagement.

Il DOOH è l’evoluzione digitale della cartellonistica stradale. La pianificazione avviene su Totem e Schermi posizionati in punti ad elevata affluenza: stazioni, metropolitane, centri commerciali, centri città, aeroporti, etc. Gli schermi sono dotati di tecnologia standard che, attraverso Wifi e Telecamera, traccia le cosiddette OTS (Opportunity To See). Si tratta di un KPI che traccia quante persone erano nei pressi dello schermo, al momento dell’erogazione del messaggio pubblicitario. Questa è una novità importante rispetto alle affissioni standard, sulle quali non è possibile conoscere alcun dato di performance. Inoltre, il DOOH può erogare messaggi video e mettere in rotazione più creatività, migliorando lo storytelling. Si possono scegliere i circuiti, i giorni e le fasce orarie di pianificazione e avere pieno controllo dell’erogazione, così da ottimizzare il budget allocato.

Con il Digital Audio si pianificano messaggi audio su servizi di streaming on-demand – come, ad esempio, la versione freemium di Spotify – e sui canali digitali delle principali radio italiane. Si tratta di un messaggio vocale non skippabile e che quindi ha un tasso di ascolto del 100%. Questo strumento intercetta l’utente giusto al momento giusto con l’ausilio delle DMP.

Il Digital Video eroga messaggi pubblicitari Video su canali digitali (App Native – Es. Skygo o Siti Web dei canali TV). I formati di questo strumento sono due: il preroll e il lanner.

Entrambi i formati hanno un forte impatto in termini di visibilità e fanno affidamento alla DMP per individuare al meglio il target.

Il Digital Native invece è un formato pubblicitario che si integra con il contenuto editoriale di un sito di informazione. Spesso si configura come un articolo correlato e si posiziona in specifici banner alla fine del contenuto informativo. Questo strumento ha un elevato tasso di engagement e ha l’obiettivo di generare click verso un sito, una landing page o un e-commerce. Anche in questo caso, la pianificazione giova dei dati ai fini di una migliore profilazione del target grazie alla DMP.

Campi di utilizzo e strategia integrata

Questi strumenti possono avere campi di applicazione differenti. Possono essere utilizzati in maniera modulare, in base alle esigenze, oppure essere integrati in una strategia di comunicazione complessa. Il DOOH è particolarmente adatto alle aziende dei settori Retail, GDO, Fashion e Travel. È uno strumento flessibile che può essere pianificato sui singoli circuiti geolocalizzati (es. Stazioni Campania). Il Digital Audio è adatto a comunicare Eventi, Promozioni, Nuove aperture ed è trasversale su tutti i settori. Il Digital Video è adatto ai grandi brand e a comunicazioni emozionali, in particolare nei settori Travel, Automotive, Energia&Gas e Insurance. Il Digital Native è adatto a tutti quei Brand che necessitano di traffico online.

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Il Gruppo Cerved tra i leader della sostenibilità 2022

– Guarda la classifica completa sul Sole24Ore –

Cerved si conferma fra i leader della sostenibilità. A certificare i risultati raggiunti è la classifica pubblicata dal Sole 24 Ore e sviluppata con Statista sulla base dei dati pubblicati a marzo e contenuti nel Bilancio di Sostenibilità 2020. Per Cerved si tratta di un bis: dopo il riconoscimento del 2021 è quindi arrivata la riconferma nel 2022.

COS’È IL PREMIO LEADER DELLA SOSTENIBILITÀ

Il premio “Leader della sostenibilità” è la lista delle 200 aziende italiane più sostenibili e prende in considerazione una serie di indicatori come ad esempio il consumo energetico, l’impiego di energia da fonti rinnovabili, le emissioni, la gestione dei rifiuti. E poi: il consumo idrico, gli infortuni sul lavoro, le politiche di welfare e le azioni di responsabilità sociale, il tasso di turnover, la diversity, il salario dei dipendenti, ma anche la trasparenza (rappresentata dalla pubblicazione online dei report) e la sostenibilità economica (profitto, Ebitda, debiti, investimenti in ricerca). 

L’IMPEGNO DI CERVED PER LA SOSTENIBILITÀ

Il Gruppo Cerved, con questo riconoscimento, certifica il percorso già intrapreso negli anni passati, e conferma di aver raggiunto importanti risultati contenuti anche nel Bilancio di sostenibilità 2021, fra i quali:

•            impiego dell’83% energia elettrica da fonti rinnovabili

•            riduzione del 31% di emissioni di CO2 rispetto al 2020

•            raggiunto il 50% di donne nel board

•            oltre 60 mila ore di formazione erogate

•            ottenimento certificazione Anticorruzione ISO 37001

Un impegno costante, quindi, che ha consentito di centrare sostanzialmente i target ESG prefissati. La strategia di sostenibilità rappresenta per il Gruppo Cerved un driver fondamentale per guidare sia l’evoluzione del business sia l’operatività e l’organizzazione aziendale. Il Gruppo Cerved ha infatti intrapreso una direzione chiara: continuare anche nei prossimi anni ad essere leader nel suo business con un approccio sostenibile, innovativo e collaborativo. 

Il premio “Leader della sostenibilità” è una rilevazione da parte di Statista che include, oltre alle autocandidature, una rilevazione autonoma su un campione di 1.500 grandi e medie imprese italiane tratte da database pubblici, che pubblicano i rapporti di sostenibilità e rendono noti i principali dati di bilancio online. Si tratta di un’analisi unsolicited e obiettiva, non soggetta al pagamento di fee da parte delle imprese.

Guerra e materie prime frenano la ripresa

Nonostante il superamento dell’emergenza pandemica e l’impatto positivo del PNRR, guerra e materie prime frenano la ripresa. Le prospettive evidenziate nel 2021 da Cerved Industry Forecast risultano, oggi, ridimensionate. Nel prossimo biennio, infatti, la crescita dei ricavi potrebbe ridursi di 4 punti nello scenario base e di 5,2 punti nello scenario pessimistico. Tra i settori più esposti turismo, voli e ristorazione, già pesantemente colpiti dal covid. In positivo, invece, costruzioni, metalli e mezzi di trasporto.

Le prospettive di ripresa evidenziate nel 2021 da Cerved Industry Forecast risultano, oggi, ridimensionate. La destabilizzazione del quadro internazionale seguita al conflitto russo-ucraino, insieme ai rincari dei prezzi delle materie prime, potrebbero, infatti, condizionare negativamente la ripresa dell’economia italiana.

Le tensioni geopolitiche, economiche e commerciali associate al conflitto (sanzioni, incertezza dei traffici, restrizioni al commercio, rincari delle materie prime, ecc.) stanno provocando delle ricadute sull’attività economica globale. Tutto questo potrebbe avere delle conseguenze sul nostro sistema produttivo.

Guerra e materie prime frenano la ripresa in base alle nuove previsioni Cerved Industry Forecast

Cerved ha aggiornato i suoi modelli di previsione per analizzare con maggior dettaglio gli impatti della guerra e le ricadute del nuovo scenario sui diversi settori.

In base alle nuove previsioni, nel 2022 il tasso di crescita dei ricavi potrebbe decelerare al 3,2% (con un delta negativo di 2,7 p.p. rispetto alle stime pre-guerra), per poi attestarsi al 2,2% nel 2023 (-1,2 p.p.). Si prevede un recupero dei livelli pre-Covid posticipato al termine del 2023 (+1,4% rispetto al 2019) e di entità inferiore rispetto alle previsioni pre-guerra (-4 p.p.).

In uno scenario che ipotizza una durata più lunga del conflitto ed effetti strutturali dei rincari sull’inflazione, i margini di ripresa sarebbero ancora più esigui. Sono previsti, infatti, una crescita del 2,5% nel 2022 (-3,4 p.p.), dell’1,6% nel 2023 (- 1,8 p.p.) e valori di fatturato nel 2023 analoghi al pre-Covid (+0,2% vs 2019; -5,2 p.p. rispetto alle stime pre-guerra).

Le previsioni settoriali di Cerved

I settori che registrano traiettorie di ripresa più consistenti rispetto al 2019 sono quello delle costruzioni, dei metalli, dei mezzi di trasporto, dell’elettrotecnica e informatica. Quelli più impattati sono carburanti (-8,8% e -10,2%), servizi non finanziari (- 4,8% e -5,6%) e sistema moda (-4,0% e -5,1%).

I settori che registrano il maggior ridimensionamento delle aspettative nel biennio 2023/2021 sono legati al mondo turistico (come trasporti aerei, agenzie di viaggio, gestione aeroporti, alberghi, strutture ricettive – extra-alberghiere).

Gli effetti dei rincari delle materie prime sulle imprese

Secondo le stime del Cerved Industry Forecast, in uno scenario di mancato riassorbimento dei rincari delle materie prime, la redditività lorda in rapporto al fatturato delle imprese italiane potrebbe calare di 1,3 p.p. nel 2022 e di 1,9 p.p. nel 2023 rispetto ai valori previsti prima dello shock materie prime (8,4% nel 2022 e 8,6% nel 2023).

Approfondisci le tematiche legate a
“Industry Forecast: guerra e materie prime frenano la ripresa”

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Strumenti per un’analisi corretta dei trend digitali

Cosa significa analizzare i trend digitali in modo corretto per una strategia SEO multi-channel? Quali sono gli strumenti digitali più adeguati per ottenere risultati di lunga durata e incrementarli nel tempo? Oggi più che mai è importante controllare l’intero processo di fruizione digitale. Questo consente, infatti, di ridurre il tempo di esposizione dei clienti attivi e potenziali, a brand competitor.

Come farlo?

Qual è l’approccio giusto a una strategia digitale?

SEO, CRO e Content devono lavorare in sinergia per portare maggiore traffico e portare più lead. A questi elementi si aggiunge il monitoraggio costante e fine-tuning, assicurati dal supporto costante della Digital Analytics, per ottenere il massimo dalla strategia di ottimizzazione digitale.

Per ottenere risultati di lunga durata e incrementali nel tempo è necessario porsi nell’ecosistema dei clienti e integrarsi nella loro più larga strategia global di digital marketing. Quest’ultima include le azioni del clienti, i loro stakeholder e le agenzie partner.

Quali sono gli strumenti per un’analisi corretta dei trend digitali per una strategia SEO multi-channel?

La SEO rimane l’attività di base e più importante per qualsiasi sito web per migliorare la sua visibilità agli utenti e ai motori di ricerca. Può essere, però, anche una carta vincente come leva extra per andare oltre, inseguendo i Trend e anticipando le curve di crescita, utilizzando gli strumenti giusti.

Per approfondire tutte queste tematiche e conoscere gli elementi chiave per una strategia digitale vincente, partecipa al webinar “Analisi dei trend digitali per una strategia SEO multi-channel” che si terrà il 31 maggio 2022 alle 12:00, in compagnia di Riccardo Gaffuri, Head of SEO Pro Web Consulting.

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In viaggio verso il cloud. L’esperienza Cerved

Cerved già da alcuni anni ha adottato un approccio ibrido verso il cloud. Da un lato ha previsto la progressiva adozione di servizi managed con un approccio SaaS ovvero Software as a Service, come ad esempio Workday e la suite M365. Dall’altro, alcuni dei servizi rivolti ai clienti sono stati implementati in cloud con un approccio IaaS, ovvero Infrastructure as a Service.

In quest’ultimo caso i driver che hanno guidato la scelta Cerved sono stati di tipo:

  1. legale, connessi all’integrazione di dati terzi che non potevano essere stoccati direttamente nei datacenter.
  2. prestazionale, legati alla richiesta di SLA che ci hanno dato la possibilità di optare per un’implementazione cloud native.

Forti dell’esperienza accumulata in questi anni Cerved ha maturato la consapevolezza che il Cloud, in un momento storico in cui i processi aziendali e le regole del business devono essere estremamente “agile” e “adaptive”, è in grado di rivoluzionare il modo in cui le aziende operano.

Cosa abilita infatti il cloud?

Il progetto di migrazione dei servizi Cerved: obiettivi e perimetro

Storicamente Cerved ha basato l’erogazione dei propri servizi tramite due Data Center situati a Padova e Mangone. Alla luce dell’esperienza fatta negli ultimi anni e per i vantaggi esposti che ne derivano, a metà del 2021 è partito il progetto di migrazione in Cloud dell’intera infrastruttura on premise. La strategia scelta da Cerved è il «Lift&Shift», che prevede la migrazione delle applicazioni verso un nuovo ambiente Cloud infrastrutturale (IaaS) nel suo stato as-is, mantenendo, al netto di piccole modifiche, sostanzialmente invariata la componente software. Questo perché non era ipotizzabile prevedere un refactoring applicativo preventivo visto l’enorme parco applicativo patrimonio di Cerved.

La possibilità di far partire questo progetto di migrazione ha avuto come fattore abilitante fondamentale l’apertura in Italia, a Milano, delle region di due cloud provider di riferimento: AWS (Amazon Web Services), che ha aperto ad Aprile del 2020, e presso il quale sono state migrate tutte le componenti applicative e i dati non legati al database. E poi Oracle, che ha aperto a metà dicembre del 2021 e dove è stato trasferito il database relazionale basato su tecnologia Exadata proprietaria della stessa Oracle.

Cerved ha deciso di migrare l’intero perimetro dell’infrastruttura e l’intero set di dati e nel farlo ha deciso di affidarsi direttamente ai servizi professionali di AWS, del partner certificato Claranet, e di seguire l’approccio agile. In particolare è stato perseguito l’Engagement Delivery Framework suddiviso in tre macro fasi: Assessment, Mobilize, Migrate. Nella prima fase di Assessment è stato censito l’intero perimetro degli asset gestiti nei datacenter, stimandone i costi annuali sostenuti negli ultimi anni in termini di investimenti, manutenzioni e licenze nella gestione on premises.  Questi costi sono poi stati paragonati con una stima di una gestione analoga sui due cloud provider prescelti, verificando la sostenibilità economica dell’intera iniziativa. Allo stesso tempo è stato stimato l’effort e quindi i costi del progetto di migrazione.

Nella seconda fase di Mobilize abbiamo individuato alcuni workload applicativi significativi ed iniziato la migrazione partendo dagli ambienti di sviluppo e di test. Questa fase ci ha aiutato a verificare le stime fatte nella fase iniziale, a fare formazione delle persone coinvolte nel progetto ed a sperimentare sul campo il processo di migrazione e le funzionalità effettive messe a disposizione dai cloud provider.

L’ultima fase, attualmente in corso, è l’effettiva migrazione massiva delle applicazioni e dei repository di dati. La roadmap prevede una migrazione completa e la conseguente dismissione totale dei nostri datacenter entro il terzo quarter del 2023.

Durante l’attuale fase di migrazione l’infrastruttura è ibrida e in affiancamento ai nostri dacenter on prem e prevede l’attivazione delle region in cloud con Aws ed Oracle; più precisamente nelle region di Milano per quanto concerne gli ambienti di staging e produzione, nelle region di Francoforte per quanto concerne gli ambienti di sviluppo, collaudo e Disaster Recovery. Per poter gestire questa fase di transizione è stata realizzata un’architettura di networking avvalendoci della collaborazione di Fastweb (provider di connettività internet e tra le varie sedi Cerved) e di Equinix, provider mondiale con datacenter sparsi in tutto il mondo.

Da qui al terzo quarter 2023, Cerved migrerà progressivamente l’infrastruttura accendendo i servizi in cloud, mantenendoli, per un periodo attivi in parallelo con quelli on premise. La configurazione a regime sarà quindi la seguente:

Cosa ci aspettiamo nell’immediato futuro?

Mentre il processo di migrazione andrà avanti, saranno approfonditi i temi dell’adozione del cloud. Da un lato saranno applicate le best practices suggerite da AWS nel proprio framework di Cloud Adoption iniziando a sfruttare a pieno le potenzialià dei nuovi ambienti, mentre dall’altro sarà estesa la conoscenza del mondo cloud al resto dell’azienda attraverso quello che AWS definisce il CCoE ovvero il Center Cloud of Excellence.  Il passaggio in cloud infatti non contempla solo aspetti puramente tecnologici, ma per poterne sfruttare a pieno le potenzialità occorre estendere conoscenza e formazione a tutte le aree aziendali.

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Torte, pasticceria e brioche surgelate: segnali di ripresa nel 2021 e 2022

L’attività del settore torte, pasticceria e brioche surgelate, dopo la brusca caduta del 2020 (-30,8% per la produzione), nel 2021 ha dato segnali di ripresa (+ 16,5%). Nel 2020 il settore è stato penalizzato notevolmente dalla diffusione del Covid, avendo come canali distributivi per circa il 75% la Ristorazione e per il restante 25% il Retail.

Nel 2021 la domanda ha mostrato un’apprezzabile vitalità, a partire soprattutto dai mesi estivi. A fine anno ha registrato un +16,1% sul 2020, quando aveva registrato un -30,4% sul 2019.

Il valore della produzione 2021 ha raggiunto 487 milioni di euro, con una crescita del 16,5% sul 2020, quando aveva subito una flessione di circa il 30%. Per il 2022 si prospetta una ulteriore ripresa della produzione e della domanda attorno al 20%. L’export rappresenta circa il 15% della produzione.

Le imprese italiane attive sul territorio nazionale in questo settore nel 2021 erano circa 4.700 (per circa il 65% ditte individuali e società di persone), con una presenza maggiore in Campania, Lombardia, Lazio e Sicilia.

Oltre alle imprese produttrici nazionali, operano nel settore alcuni importanti operatori esteri che puntano a diffondere in Italia referenze maggiormente consumate nel nord-Europa.

L’offerta nazionale risulta concentrata con le prime quattro aziende/gruppi che controllano oltre il 65% della produzione nazionale a valore. Il posizionamento delle imprese tende a mutare a seguito di recenti acquisizioni, fusioni e incorporazioni.

In prospettiva, tra i segmenti con maggiore potenzialità si collocano i croissant prelievitati, in particolare prodotti “salutistici” come le linee “vegane”, “biologiche” da filiere garantite. Nell’ambito delle torte i prodotti monoporzione avranno più opportunità di crescita rispetto alle pluriporzioni, grazie alla maggiore rispondenza alle esigenze dei ristoratori.

Nel corso del primo trimestre 2022 lo scenario economico italiano ed internazionale si è complicato ulteriormente a causa della guerra Russia-Ucraina. Il conflitto, da un lato penalizza l’interscambio internazionale per le sanzioni economico-finanziare alla Russia e dall’altro spinge ulteriormente verso l’alto, non solo il prezzo dell’energia e dei trasporti, ma anche il prezzo di alcune materie prime importanti per il settore come farine, cacao e zucchero. Tali aumenti hanno un impatto sull’intera filiera agroalimentare.

Attualmente le imprese puntano a sfruttare le opportunità tecnologiche offerte dal digitale per la gestione delle celle di stoccaggio, la pallettizzazione e le consegne a piattaforme e punti di vendita.

Il settore presenta criticità sotto il profilo logistico e distributivo a causa della complessa gestione della catena del freddo. Sia il trasporto sia la logistica settoriale, in entrata e in uscita, hanno accusato penalizzazioni in termini di prezzo.

A causa della forte pressione inflazionistica sul fronte degli approvvigionamenti, la leva prezzo sarà cruciale nella dinamica competitiva.

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Cosa sono i Green Bond?

I Green Bond sono obbligazioni emesse da governi e imprese per finanziare progetti relativi al clima o all’ambiente.

Le “obbligazioni verdi”, o Green Bond, sono strumenti relativamente nuovi,  cresciuti in modo esponenziale dal 2007 a oggi. Sono obbligazioni, la cui emissione è legata a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni ecc.

Green Bond: da chi sono emessi?

I Green Bond inizialmente venivano emessi da istituzioni finanziarie sovranazionali, come la Banca mondiale o la Banca Europea. Ora possono  emetterli anche singole aziende, municipalità e agenzie statali.

Perché si sono sviluppati i Green Bond?

Lo sviluppo del mercato dei Green Bond, e quindi la sostenibilità, è dovuto principalmente a due fattori:

  1.  all’emissione delle obbligazioni green da parte delle grandi imprese dei paesi emergenti (in particolare Cina ed India);
  2. alla crescente attenzione delle istituzioni mondiali al tema della sostenibilità ambientale.

Sono i temi legati all’ambiente e all’inclusione finanziaria sotto la lente di ingrandimento; due temi centrali nell’agenda mondiale che trovano un forte impulso nelle linee guida definite all’interno dei Sustainable Development Goals dalle Nazioni Unite.

La comunità degli Stati, infatti, ha approvato l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals ) e i 169 sotto-obiettivi, i quali mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza e allo sviluppo sociale ed economico. Inoltre, riprendono aspetti di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile, quali l’affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Che differenza c’è tra un Green Bond e una obbligazione?

Al momento non esiste uno standard globale per certificare come “verde” un determinato bond ma ci sono le linee guida elaborate dall’International Capital Market Association (ICMA)

I princìpi ICMA sono quattro:

1) devono essere legati ad uno specifico progetto da finanziare o rifinanziare;

2) i finanziamenti sono vincolati al progetto selezionato;

3) almeno una volta all’anno deve essere realizzata una rendicontazione sull’utilizzo dei proventi;

4) deve esserci sempre la cosiddetta “second opinion”, ovvero un revisore esterno che deve certificare documenti e obiettivi.

Lo standard europeo

Il Consiglio dell’Ue ha dato l’assenso alla proposta di uno standard europeo sui Green Bond, definita dalla Commissione nel luglio 2021.  La proposta ha istituito requisiti e una supervisione per le società che voglio emettere “European Green Bond” (“EuGB”). È stata fatta una proposta al Parlamento europeo per un testo finale della normativa.

La proposta va verso la creazione di unostandard gold”, per aziende e autorità pubbliche, che vogliono utilizzare i Green Bond per raccogliere capitali, mantenendo i requisiti di sostenibilità e proteggendo gli investitori dal greenwashing.

L’elemento fondamentale della proposta per i futuri Bond Eugb è quello di allocare tutti i capitali raccolti in progetti allineati con la Tassonomia europea , fornendo una completa trasparenza del processo, e permettendo il controllo della conformità con il regolamento da un revisore esterno supervisionato dall’Ue. 

E in Italia?

La Borsa Italiana riveste un ruolo attivo nel promuovere la definizione di standard informativi in grado di favorire lo sviluppo dei Green Bond. La Borsa fa parte della:

Sustainable Stock Exchanges Initiative sostenuta dalle Nazioni Unite con il fine di arrivare a una transizione verso un’economia a basso impatto ambientale;

– aderisce attraverso London Stock Exchange Group alla Climate Bonds Initiative;

è tra gli osservatori dei Green Bonds Principles dell’ICMA, International Capital Markets Association. 

La Borsa Italiana nel 2021/2022 si è impegnata a sensibilizzare gli emittenti a fornire informazioni sempre più precise e complete sulle loro politiche ESG, che hanno un ruolo sempre più rilevante. Inoltre, ha messo a disposizione del mercato una serie di strumenti per meglio identificare ed analizzare il mondo della finanza sostenibile, quali:

  1. indici ed analisi . La serie di indici FTSE Green Impact Bond fornisce una misura completa del mercato globale delle obbligazioni verdi in varie classi di attività e settori di credito;
  2. mercato dei Green Bond di Londra;
  3. Elenco degli strumenti green e/o social in negoziazione sui mercati MOT ed ExtraMOT.

In merito a quest’ultima iniziativa in particolare, a partire dal 13 marzo 2017, Borsa Italiana ha deciso di offrire agli investitori istituzionali e retail la possibilità di identificare gli strumenti i cui proventi vengono destinati al finanziamento di progetti con specifici benefici o impatti di natura ambientale (“Green Bonds”) e/o sociale (“Social Bonds”). 

L’identificazione passa attraverso la certificazione iniziale di un soggetto terzo indipendente e il rinnovo, almeno annuale, dell’informativa riguardante l’utilizzo stesso dei proventi.

Green bond: un mercato in forte ascesa

Nel 2021 ci sono stati 411 miliardi di emissioni, il 200% in più rispetto al 2020 quando il volume delle emissioni aveva raggiunto i 206 miliardi. E anche a livello di emittenti ci sono state molte novità con 213 promotori differenti e il 12,5% di emissioni che hanno interessato i paesi emergenti. Un recente report di S&P ha evidenziato come l’emissione globale di obbligazioni sostenibili dovrebbe superare i 1,5 trilioni di dollari nel 2022.

Dati Cerved Rating Agency sui mini green bond

I minibond sono di titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) emessi da società italiane non finanziarie, quotate o non quotate in Borsa, in virtù delle innovazioni normative introdotte dal 2012 in avanti.

In particolare ci riferiamo a emissioni da parte di società di capitale o cooperative aventi operatività propria (escludendo veicoli per acquisizioni, banche, assicurazioni e società finanziarie) di importo inferiore a € 50 milioni, non quotate su listini aperti agli investitori retail.

La ricerca di  Cerved Rating Agency (CRA) presentata durante l’evento “Private Debt Investor Forum 2021” stima il mercato potenziale dei minibond green pari a € 7,5 miliardi per il 2022 con oltre 794 potenziali nuovi emittenti appartenenti agli 8 settori maggiormente esposti alla transizione energetica: attività manifatturiere, fornitura di energia elettrica e gas, fornitura di acqua, costruzioni, trasporto e magazzinaggio, servizi di informazione e comunicazione, attività immobiliari e agricoltura.

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